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Francisco Maturana, detto Pacho, è un leggendario allenatore colombiano. Non solo: Francisco Maturana è un filo conduttore attraverso le tormentate vicende calcistiche del suo Paese, tra metà anni '80 e inizio del nuovo millennio. Noi abbiamo provato a riavvolgerlo, questo filo. Ne è scaturita una vera e propria serie di articoli, in nove puntate, ognuna centrata su uno specifico capitolo della vita di Pacho e, di riflesso, sulla Colombia.

Capitoli precedenti:

Introduzione

Capitolo 1 - NarcoFutbol

Capitolo 2 - Il Maturanesimo

Capitolo 3 - Libertadores


Capitolo 4 - Italia '90

Come cambiare la storia calcistica di un Paese intero. Manuale di Maturana, capitolo due. Subito dopo aver guidato l'Atletico Medellin alla conquista della prima Libertadores nella storia della Colombia, Pacho vola in Italia, al Mondiale del '90, con la Seleccion, assente dalla competizione da 28 lunghissimi anni. Già esserci è un traguardo storico, ma i Cafeteros non si sono certo sobbarcati un lungo volo intercontinentale per un ruolo da comparsa. Già, perchè la squadra c'è. Al blocco Atletico Nacional, che Pacho ha il vantaggio di allenare tutti i giorni col club, si aggiungono personaggi unici. Come il Gullit biondo.

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Carlos Valderrama è il prototipo di una ristretta categoria di centrocampisti, ancora oggi solo parzialmente apprezzata, il cui rendimento è notevolmente influenzato dal contesto tattico in cui sono calati. Il pibe colombiano non è particolarmente rapido nella corsa, e nemmeno inossidabile in fase difensiva. Eppure, Maturana gli lascia le chiavi della sua Colombia, perchè sia lui a metterla in moto. Perchè? Tecnica, tempi, visione di gioco. I piedi sono educatissimi, raramente pecca di precisione. Passaggi corti, lunghi, cambi gioco, controlli, tocchi di prima, Valderrama è una garanzia. Ma non è questo che lo rende quasi unico. Il diez ha una visione da regista moderno. Prevede i futuri sviluppi dell'azione, è sempre in anticipo sugli avversari quanto a decisioni da prendere. Lavora da direttore d'orchestra, dettando i tempi all'intera squadra, se serve rallentando il gioco e congelando il possesso, con un movimento a rientrare per orientarsi diversamente come postura del corpo. Insomma, in Valderrama è integrato il concetto di pausa, la sospensione virtuale del gioco per quell'istante che consente ai compagni di prepararsi al meglio alla ricezione. Abbastanza moderno, o sbaglio?

Valderrama è anche un più che discreto tiratore. Chiude la prima del Mondiale con inserimento in ripartenza sulla difesa scoperta dell'Arabia Saudita, galoppata palla al piede culminata in un destro che taglia fuori il portiere grazie al rimbalzo, finendo per infilarsi sul secondo palo. Bissato l'1-0, un colpo di testa di Redin, e Colombia che parte alla grande.

Poi, il Brasile. No, non i verdeoro. Il Brasile d'Europa, la Jugoslavia. Troppo forti, gli slavi: vittoria 1-0, gran botta sotto traversa di Jozic dopo un imperioso controllo di petto. Vantaggio meritato, legittimato da un sonoro palo a Higuita battuto. Renè si supera anche sul rigore di Hadzilegic. Non basta. Servirà un punto coi tedeschi, per passare. I tedeschi di Voller, Klinsmann e Lothar Matthaus.

Milano, stadio Meazza. Lo 0-0 accontenta tutti, in fondo. O forse no. Minuto '89. Voller lavora da grande centravanti, portando a spasso mezza difesa colombiana, che stringe su di lui. Stringe troppo, però, aprendo lo spazio a sinistra per la corsa di Littbarski. Rudi lo serve, ottimo il controllo a tagliare fuori il ritorno del terzino e garantirsi un'ottima visuale di porta. La bordata sul primo palo gela Higuita e tutto il Paese. Adesso la Colombia è fuori. 

Sangue freddo. Quando ti giochi la storia in una manciata di minuti, i secondi che ti scivolano via dalle dita, non puoi permetterti di essere agitato. Valderrama è glaciale. Minuto 48. Fajardo porta palla appena oltre la metacampo, il diez la riceve, pressato alle spalle. Eccola, l'idea di pausa: controlla a più tocchi, per trovare l'ossigeno per girarsi tra le maglie tedesche, ma soprattutto per aspettare che Freddy Rincon si posizioni al meglio. C'è, servito sull'out destro. Di prima per Fajardo, di prima per Valderrama. Triangolazione e terzo uomo, dal Vangelo secondo Maturana: adesso il Pibe può avanzare fronte alla porta. I tempi del passaggio per Rincon sono precisi al millesimo. Freddy è lanciato nella voragine che si è aperta sulla destra, i tedeschi attirati dall'uno-due Fajardo-Valderrama. Riceve un pallone di ghisa, tanto pesa quel momento. Due tocchi e tunnel al portiere.

Camerun-Colombia, eliminazione diretta. 0-0 al 90', tempi supplementari. Roger Milla ha trentott'anni, ma ne dimostra quindici in meno quando controlla al limite, passa su Perea e scarica in rete. Roger Milla ha trentott'anni, ma ne dimostra sempre quindici in meno quando si avventa su Higuita, gli strappa il pallone, vola in area e appoggia a porta vuota la sentenza definitiva: Colombia a casa. Inutile il 2-1 di Redin. 

Pesa l'errore del carismatico Higuita, sul 2-0. Macchia pesante, in un momento decisivo. Un pò come l'anno precedente, a Tokyo, con l'Atletico Nacional. Coppa Intercontinentale, campioni del Sudamerica vs campioni d'Europa, il Milan leggendario. Sacchi e Maturana, due filosofie che presentano numerosi punti di contatto. Ne scaturisce una partita piuttosto chiusa, com'era prevedibile. Risolta sul finale da una punizione di Chicco Evani, che sfrutta uno spiraglio sul primo palo. Spiraglio concesso da una barriera piazzata in modo troppo approssimativo.

Nella prossima puntata, Maturana all'America de Cali, tra la guerra dei cartelli della droga ed un campionato dal regolamento bizzarro

Romanzo Colombiano, capitolo cinque: l'America de Cali

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