Pin It

Francisco Maturana, detto Pacho, è un leggendario allenatore colombiano. Non solo: Francisco Maturana è un filo conduttore attraverso le tormentate vicende calcistiche del suo Paese, tra metà anni '80 e inizio del nuovo millennio. Noi abbiamo provato a riavvolgerlo, questo filo. Ne è scaturita una vera e propria serie di articoli, in nove puntate, ognuna centrata su uno specifico capitolo della vita di Pacho e, di riflesso, sulla Colombia.

Capitoli precedenti:

Introduzione

Capitolo 1 - NarcoFutbol

Capitolo 2 - Il Maturanesimo

Capitolo 3 - Libertadores

Capitolo 4 - Italia '90

Capitolo 5 - La Copa es Roja

Capitolo 6 - Manita!


Capitolo 7 - USA '94

La Colombia si affacciava a Italia '90 senza nulla da perdere, l'impresa era già stata compiuta con la qualificazione, mancante da ventotto anni. Adesso, la storia cambia: Maturana si è fatto conoscere, la Seleccion si è fatta conoscere. La manita all'Argentina ha fatto il giro del globo. La squadra entra a pieno titolo nel gruppo di outsider che media ed addetti ai lavori compongono prima di ogni evento di questo tipo. 

Gli ingredienti ci sono tutti: un blocco storico su cui Maturana ha potuto lavorare negli anni addirittura nelle squadre di club, prima il Nacional dei Puros Criollos poi l'America de Cali. Un'ottima base di calciatori affidabili, che ben conoscono i loro compiti, su cui implementare la tecnica di Valderrama e la velocità devastante di Freddy Rincon. Insomma, la Colombia non può fallire. Quindi fallisce. Un classico, in queste situazioni.

Doccia fredda a Pasadena. Prima partita del girone, contro la Romania. Avanti 2-0 al 34': prima un gran destro di Raducioiu, giocata da centravanti vero. A seguire, magia di Hagi, parabola da sinistra sotto l'incrocio. Oscar Cordoba si aspettava un cross, viene crudelmente beffato. Esatto, Higuita non è tra i pali: arrestato nel '93 perchè colpevole di mediazione in un sequestro senza avvisare la polizia, sette mesi di carcere e un episodio che gli costerà la convocazione. D'altronde, Renè era il loco. Il giocatore, all'Atletico Nacional, più vicino, più amico di Pablo Escobar. Si narra che nel '91, alla Catedral, il carcere personale in cui il signore di Medellin era formalmente detenuto per evitare l'estradizione in terra statunitense, venne organizzata una partitella con due ospiti di eccezione. Uno, Renè Higuita. L'altro, Diego Armando Maradona.

Ma torniamo a noi. Colombia-Romania, al 43' accorcia Valencia, colpo di testa da corner. La ripresa si apre all'insegna della speranza, si chiude tinta di delusione, quando all'89' ancora Raducioiu supera Cordoba in uscita ed insacca a porta sguarnita. Colombia, la prossima non la puoi sbagliare. Ma la prossima è contro i padroni di casa.

AndresEscobar.png

Doccia fredda a Pasadena, parte due. Minuto 34, un cross innocuo elimina la Colombia. Già, perchè questo traversone del tutto insulso, che spiove flebile in area, non farebbe del male a una mosca, se Andres Escobar non intervenisse in scivolata prendendo in controtempo Cordoba. E' la fine, la rimonta è pura utopia. Specie dopo il raddoppio di Stewart, bravo a tagliare a metà la difesa per chiudere sul primo palo. Arriva, di puro orgoglio, l'1-2 di Valencia, ma è troppo tardi. Così come è troppo tardi per la bella, effimera, inutile vittoria sulla Svizzera. Gaviria in tuffo su lancio di Valderrama, Lozano col destro incrociato in area piccola. Simboli di una squadra che mette in campo tutto quello che ha, giocando per i propri tifosi. Non più per la qualificazione al turno successivo: quella è già sfumata con gli Stati Uniti. Sulla panchina della Colombia, un ragazzo assiste impotente alla disfatta contro i padroni di casa. Convocato come attaccante, non giocherà un minuto su tre partite. Voi, però, tenetelo a mente, questo numero sedici dal nome evocante ancestrali cerimonie azteche. Ricordatelo, perchè Victor Aristizabal, nella nostra storia, non è semplicemente di passaggio.

USA '94, epilogo. La squadra rientra a Medellin il 29 giugno, in un clima di ostentata indifferenza, quasi che i tifosi si siano sentiti traditi. Due luglio, ore quattro del mattino. Andres Escobar esce dalla discoteca e, nel parcheggio, Humberto Munoz Castro, ex guardia giurata, gli scarica sei proiettili in corpo. 

Perchè? La versione più accreditata è che il movente sia direttamente riconducibile all'autorete che è costata l'eliminazione. Potrebbe avere, ad esempio, compromesso un giro di scommesse clandestine. Altri prendono direzioni diverse, seguendo la via del narcotraffico. Girano però voci secondo cui l'assassino, mentre sparava, avrebbe esclamato "Grazie per l'autogol". Non è mai stata fatta totale chiarezza: le autorità hanno concluso che non ci fosse un piano specifico dietro l'esecuzione. L'omicida venne condannato a 43 anni ma ne scontò solo 11, causa contestatissimi sconti di pena. Ai funerali di Andres parteciparono 120'000 persone. Altra pagina nera del calcio colombiano, la cui immagine uscì distrutta agli occhi del mondo.

andresescobar.jpg

Nella prossima, ultima puntata, la storica Copa America del 2001 in Colombia. Ivan Ramiro Cordoba fa impazzire un Paese dilaniato dai dolorosissimi conflitti interni

Romanzo Colombiano, ultimo capitolo: Ivan Cordoba entra nel mito

Sportaffairs è un iniziativa editoriale di
Alexandro Deblis Everet Editore
Via dei Dossi, 3 - Cremona
Direttore Responsabile: Fabio Tumminello
Registrazione al Tribunale di Cremona
N°675/2013 del 26/06/2013
Provider: Serverplan
Partita IVA: 01653460194