Storia

Un lampo che illumina la notte: il colpo di genio di Dejan Savicevic contro il Barcellona

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«Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.»

Già, non è calcolo ma qualcosa che ti viene da dentro e sgorga spontaneo in un secondo, senza pensarci, quasi senza guardare....Un moto dell’anima...

Anno 1994. Il Milan è in finale di Coppa dei Campioni. Non è più il Milan di Sacchi ma quello di Capello. Niente più Van Basten, meno spettacolo ma tanta solidità ed è comunque una gran squadra. E poi c’è lui, il giocatore che ha qualcosa in più, il giocatore che fa impazzire gli esteti: Dejan Savicevic, montenegrino, già campione d’Europa con lo Stella Rossa, forte, creativo, indolente. In una parola, come lo chiamano tutti: Genio

Capello impazzisce di fronte alla svogliatezza che l’artista slavo sfoggia spesso e volentieri. Dirà Don Fabio:”I primi problemi li ho avuti con Savicevic. Era abituato a non correre e a non tornare a difendere. Ho avuto discussioni con il presidente Berlusconi, che lo considerava un giocatore straordinario. Io gli dissi che quando non lo vedevo correre l’avrei tolto, poi si è adeguato alla mentalità del Milan ed è diventato un giocatore capace di fare la differenza”.

Ad ogni modo siamo alla finale e di fronte c’è il Barcellona di Cruijff, favorito anzi favoritissimo. Forse troppo al punto da sentirsi già vincente prima del tempo. Johan, l’immenso Johan, è sempre stato un campione assoluto di tutto ma non di umiltà. Dice prima della finale:

“Le finali sono sempre state la mia specialità, la paura non so cosa sia». «Il Milan dice che siamo favoriti? Li capisco: giocando come sa, il Barcellona può vincere qualsiasi partita». «I tifosi del Milan si godano questo Barcellona: agli italiani non capita tutte le settimane di vedere una squadra che gioca bene come la nostra». E ancora: «Il calcio siamo solo noi, l’Europa deve incoronarci: il mondo ha bisogno di veder trionfare il gioco offensivo e spettacolare di cui siamo il simbolo». Gran finale con «Non vedo proprio come possiamo perdere la Coppa dei Campioni»

Parole che rimpiangerà: il Milan è decimato dalle assenze ma in campo gioca una partita memorabile e domina. Già nel primo tempo segna due gol Massaro. Su uno dei due è il nostro Dejan ad attaccare l’area dalla destra poi sull’uscita del portiere tocco felpato per il Daniele rossonero e gol facile facile. Molto bello ma non memorabile se non fosse un gol in una finale...A fine primo tempo siamo due a zero. Il Barcellona inizia la ripresa con l’ansia di dover segnare subito, il Milan appare sereno...

E qui torniamo al nostro incipit: «Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.»

Dopo pochi minuti Albertini lancia lungo ma Nadal sulla fascia sinistra difensiva del Barcellona recupera palla senza problemi. Nadal, avete letto bene: è il famoso parente di Rafael che ne supererà le glorie sportive.

Su di lui però si avventa Savicevic che va in contrasto deciso e recupera palla. E qui ecco il momento in cui il genio fluisce e sgorga spontaneo come un moto dell’anima: l’azione ricorda quella del gol di Massaro del primo tempo e tanti si aspettano che Savicevic si aggiusti palla e affondi per poi aspettare Massaro o altri a rimorchio e servire il più semplice degli assist

Invece no. E’ un secondo, una frazione di secondo, ma il genio ha già immaginato tutto: senza quasi guardare, con la coda dell’occhio, ha capito che Zubizarreta è fuori dai pali, troppo. Lascia che il pallone ricada vicino al suo sinistro e poi al volo colpisce: non ha bisogno di mirare, l’artista sente dentro dove sta la porta e dove sta il pallone, è un sentimento non un calcolo. La palla delicatamente si innalza e plana implacabile alle spalle di un disperato Zubizzareta. Tre a zero: gioco, partita, incontro.

«Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.....”

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